Bit e libri, il mix di mister social network
Enrico Alletto e Rodolfo Dué hanno in comune una passione per la tecnologia in generale, e verso i social network in particolare, e la volontà di restare al passo coi tempi anticipando la direzione in cui soffia il vento del web.
Il primo a raccontarsi è Enrico Alletto, informatico genovese trentacinquenne: “La mia formazione è tecnica, ma ho sempre mantenuto una cultura umanistica. Mi interesso di web e di come si possa offrire un contributo positivo alla vita quotidiana. Dal 2003 ho sviluppato con strumenti open source reti sociali telematiche rivolte all’innovazione sociale sui temi della famiglia, dell’eco-sostenibilità e sviluppo del territorio. Seguo l’animazione e la motivazione degli utenti nella fase di start-up dei progetti web oltre a svolgere training online e sul posto per gli addetti agli strumenti informatici. Curo la promozione virale di eventi formali e informali sul territorio attraverso il web e sui principali social network come Facebook e Twitter per far crescere l’interesse attorno ai temi trattati e incrementare la partecipazione. Da alcuni anni partecipo al Club dei Progettisti all’interno del Social Network Kublai, un ambiente di progettazione pensato per i creativi e orientato allo sviluppo locale promosso dal Dipartimento per le politiche di sviluppo del ministero dello Sviluppo Economico. Attualmente gestisco il Sn Reti Glocali”.
Altrettanto articolato il percorso professionale seguito da Rodolfo Dué, libero professionista bolognese, che vanta una lunga esperienza nell'analisi e creazione di servizi online complessi. “In particolare – racconta - mi sono occupato di recruiting online con competenze sia di marketing sia di sviluppo business. Con la nascita dei social media e dei social network queste competenze si sono adattate bene a gestire e sviluppare community anche di parecchi milioni di utenti”.
In che cosa consiste esattamente?
“Qualcuno sostiene che le community esistono già, e in un certo senso è vero. Non servono infatti i social network per sostenere che esistono le comunità degli avvocati, delle mamme, o dei clienti dell'Esselunga. Piuttosto è difficile che, tranne per chi appartiene a categorie storiche come quelle professionali o industriali, i membri prendano consapevolezza di ciò. Internet e il suo facile accesso ci dà ora la possibilità di unirci alle tribù più disparate: così se ho appena comprato l'iPad e vado in un social network non avrò difficoltà a trovare altri che l'hanno già fatto anche se risiedono a 1000 km di distanza. Questa premessa per dire che il mestiere del community development manager è un mix di analizzatore di conversazioni che avvengono in rete, di facilitatore di contatti (creazione gruppi, forum, ecc.) e convertitore di community che già esistono offline in community online”.
Quali sono le tue competenze?
“Ho una formazione universitaria umanistica ma sono sempre stato un cultore della tecnologia. Mi piace pensarmi come un illuminista dei nostri tempi che usa la tecnologia per innovare tutto ciò che già si faceva prima piuttosto che fare cose totalmente nuove”.
Pensi che possa essere uno sbocco professionale interessante per il futuro?
“Con i social media sempre più importanti per il marketing man mano che le aziende dovranno gestire, filtrare e magari, se ci riescono, orientare le opinioni dei propri clienti riguardo ai servizi o ai prodotti che vendono le community, intese come gruppi organizzati attorno a un interesse, si moltiplicheranno a dismisura. Credo che in molte aziende o almeno in quelle più grandi e evolute allora troveranno spazio professionisti di questo settore”.









