Angelucci
08 Luglio 2010 Bookmark and Share
News

L'Ict ci riprova e chiede un Progetto per il Paese

Dopo la relazione del presidente dell'Agcom Corrado Calabrò gli interventi di Pileri e Angelucci. Ma la politica rimane sorda

L’Ict non perde occasione di far sentire la sua voce anche se la politica pare rimanere sorda.

Dopo la relazione del presidente dell’Authority per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, Stefano Pileri, presidente di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici ha affermato che “Per promuovere un cambio di passo della nostra economia il Paese ha bisogno di un progetto nazionale che punti a cogliere l’intera gamma delle opportunità offerte dal digitale: contenuti, servizi, infrastrutture e crescita di know how. A questo scopo bisogna muoversi in parallelo per sviluppare le reti di nuova generazione basate sulla diffusione della fibra ottica per le infrastrutture fisse e sulla disponibilità di nuove frequenze per la banda ultra larga mobile; i servizi digitali, attraverso norme che ne rendano l’uso più semplice, economico e utile per i cittadini e le imprese, a partire da quelli della Pa, sanità, scuola, efficienza energetica e reti intelligenti per l’energia (Smart Grid), per la sicurezza e i beni culturali; i contenuti digitali come fattore di evoluzione dell’informazione, editoria, intrattenimento e di valorizzazione del nostro patrimonio artistico, culturale e naturale a beneficio di una forte ripresa del prodotto turistico”.

Analogo l’intervento di Paolo Angelucci, presidente di Assinform che ha sottolineato come l’appello di Calabrò sia stato colto a livello politico e mediatico “più sulle interazioni fra Internet ed editoria, mentre la strozzatura infrastrutturale riguarda l’intero Sistema-Paese. Come non ha mancato di rilevare anche il Presidente della Camera, siamo agli ultimi posti in Europa per diffusione di connessioni in banda larga su linea fissa, e da anni l’Italia sta accumulando ritardi consistenti negli investimenti in informatica, quelli che permettono più di ogni altro alle aziende di innovare e di essere competitive. E’ quindi importante che al clamore di questi giorni non segua il silenzio, e che le agende della politica si aprano anche ai temi dell’Information Technology”.

Lo scorso maggio, Assinform, con il suo Rapporto Annuale, aveva fatto rilevare come l’Italia avesse accumulato ulteriori ritardi negli investimenti in informatica, con dinamiche di mercato fiacche; e soprattutto con un intensità dell’uso dell’It poco compatibili con le ambizioni di un paese sviluppato. Con un rapporto spesa It/Pil pari a 1,9% e una spesa It/procapite pari a 316 $, siamo dietro non solo a Usa (4,0% e 1411$) Giappone (2,3%, 838$) e Germania (3,4%, 880$), ma anche al Regno Unito (3,3%, 972$), alla Francia (3,4%, 856$) e alla Spagna (2,0%, 316$). E questo nonostante sia palese, in tutti i paesi, la correlazione orami molto stretta fra investimenti It e sviluppo.