Imprese&Ict
Il green? Poco sexi per le Pmi
L'arretratezza culturale del management, afferma Idc, frena lo sviluppo di soluzioni per il risparmio energetico
Se come sostiene Andrea Rangone, docente della School of management del Politecnico di Milano, l'Ict per il manager italiano non è sexi, lo stesso si può dire anche per il risparmio energetico nelle piccole e medie imprese. Secondo un'indagine di Idc realizzata fra 163 aziende dell'area di Milano gli aspetti culturali e la scarsa consapevolezza del top management agiscono da freno per le iniziative di efficienza energetica.
Gli ambiti di intervento in chiave green riguardano principalmente l’infrastruttura Ict (server, storage, client), mentre meno diffusi sono gli interventi all’infrastruttura fisica di datacenter.
Consolidamento e virtualizzazione fanno da “enabler” all’efficienza energetica, mentre esiste una correlazione positiva tra avvio virtualizzazione e progetti di efficienza energetica.
La survey evidenzia in prospettiva il peso crescente dei costi di gestione e manutenzione software all’interno della spesa per i datacenter (in particolare per le aziende che virtualizzano), mentre ampi margini di recupero dell'efficienza esistono anche in ambito office automation.
Fattore dimensionale e complessità It sono decisivi per la maturità green. Un certo livello di complessità minima consente infatti di discriminare profili comportamentali maturi da realtà con roadmap Green inesistente o poco rilevante.
Ambienti It complessi, è l'opinione di Fabio Rizzotto di Idc, stimoleranno adozione di tools di monitoraggio, allocazione dinamica risorse It, a supporto della gestione e del controllo consumi energetici.
Tuttavia le iniziative di efficienza energetica avvengono in un quadro di scarsa percezione dei costi energetici legati al datacenter con una differenza fodamentale.
Chi ha responsabilità sui consumi energetici del datacenter, infatti, percepisce incidenza maggiore dei costi energetici rispetto a It manager senza responsabilità diretta.



